Itinerari di viaggi attraverso i luoghi dell'incontro. Esiste una cultura zingara?
La storia delle popolazioni zingare è una storia di emigrazioni causate da guerre, carestie, problemi con i popoli vicini o conflitti interni agli stati.
Nel II secolo d.C. la zona dell'India del Nord (l'attuale Pakistan), territorio abitato dagli Zingari Banjara, fu sconvolta da una serie di invasioni che generarono instabilità politica. La prima migrazione di questa popolazione locale iniziò tra il 224 e il 241, quando il re di Persia conquistò la regione. Molti lasciarono quindi l'India in cerca di opportunità di lavoro migliori, confidando sulle loro già famose abilità nella lavorazione dei metalli.
I Rom rimasero in Persia per circa sei secoli, come testimonia la loro lingua, ricchissima di termini indiani e persiani. Tuttavia, attorno al VII secolo una dominazione Araba conquistò la Persia, costringendo migliaia di Indiani a spostarsi verso il Medio Oriente. Molti vennero catturati e poi uccisi, altri furono deportati a Baghdad, altri ancora furono costretti ad allontanarsi verso la Grecia, la Turchia, la Siria, fino ai Balcani.
Un'altra consistente migrazione avvenne fra i 1001 e il 1027 , quando un re musulmano, Mahmud Ghazni, intraprese numerose campagne militari nel Punjab e nel Sindh, zone sicuramente abitate da Rom e Sinti, attuando una forte repressione. Data la loro eccellente manualità nel lavorare i metalli, l'abilità come musicisti e la fama di attenti allevatori, essi furono resi schiavi, per gli ottimi servizi che potevano offrire.
La migrazione dei Rom continuò verso l'Europa sia attraverso l'Armenia, sia dalla penisola arabica, attraverso l'Africa settentrionale, spinta dalle persecuzioni turco-ottomane e dalle incursioni delle popolazioni mongole. Già in epoca medievale era evidente il conflitto tra le popolazioni sedentarie e il gruppo nomade, accompagnato da stereotipi che ancora oggi persistono: il nomadismo era infatti associato ad una dannazione e coloro che si spostavano spesso, oltre ai mercanti e ai pellegrini, erano gli "emarginati", persone che vivevano di elemosina, ladri, furfanti, da cui bisognava sempre difendersi. A questo si aggiunge il radicato convincimento che la pelle nera fosse segno di inferiorità e di malvagità: la carnagione scura di molti Zingari li espose dunque anche a questo pregiudizio e alla conseguente denominazione di "Negri d'Europa".
Alla fine del XV secolo comincia il primo periodo, definito dell'esclusione, in cui la società cerca di liberarsi della presenza di questi stranieri: in Europa vengono promulgati editti, bandi di esplulsione e decreti che ordinano di abbandonare il territorio, pena la prigione, torture e a volte anche la pena di morte. Esistono anche ordinanze che vietano tutte le forme di sedentarizzazione, come la sosta, la costruzione di case o l'essere ospitati, ma anche di nomadismo e di esercizio delle professioni tradizionali degli Zingari.
Nel 1500 in Germania viene decretato che chi uccide uno Zingaro non commette reato; più tardi in molti stati ne viene ammessa la "caccia". L'aggressione più violenta nei confronti di questo popolo si è verifica però con lo sterminio nazista di 500.000 Zingari nei campi di concentramento
Un altro tipo di politica, detta di "reclusione", ha inoltre profondamente segnato la storia di questo popolo. Alcuni paesi attuano la reclusione con la schiavitù, come ad esempio in Romania, dove gli Zingari rimangono schiavi per secoli. In altri, durante il 1700, quando, con i nuovi princìpi illuministici si riconosce l'inutilità dei tentativi di annientamento, si elabora un programma di inserimento forzato e violento degli Zingari nella società. Per estinguere il gruppo alla radice si ordina, durante il dispotismo illuminato, anche la sottrazione dei bambini ai loro genitori, per educarli alla maniera "giusta". Il caso estremo si verifica in Svizzera, all'inizio del 1900, quando un'organizzazione filantropica, la "Pro Juventute", sottrae i bambini zingari ai propri genitori per rinchiuderli in istituti.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale ha inizio il terzo periodo, definito dell'inclusione e che prosegue fino ai giorni nostri. Gli interventi di reclusione si trasformano in inclusione, caratterizzati dalla volontà di assimilazione degli appartenenti ai gruppi Zingari, considerati disadattati rispetto alla società, alla quale pongono problemi gravosi. Per gli Zingari diventa quindi impossibile vivere al di fuori degli schemi organizzativi della società, la quale attua un processo di snaturamento della cultura e del sistema di vita al quale è difficile porre resistenza.
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La parola italiana zingaro, come il francese tsigane e il tedesco zigeuner, deriva dal greco athinganoi con il significato di "intoccabili", con connotazione negativa del significato (lo stesso nome dell'infima categoria extra-caste indiana in cui erano inseriti).
La parola italiana gitano, come l'ungherese cigány come l'inglese gypsy, il francese gitan, il portoghese cigano, ecc. sembrerebbe indicare una provenienza dall'Egitto e alimentare il mito degli zingari come discendenti dal figlio di Abramo con la schiava Agar, anche questo non sempre con una connotazione negativa; in realtą Ismaele nella Bibbia viene considerato "colui che camminava con Dio".
Rom sta ad indicare una particolare etnia di zingari (la pił numerosa)ed è il termine attraverso il quale i membri di questa etnia si autodefiniscono. Il significato originario del termine sarebbe quello di "essere umano" ed è sinonimo di Adamo nell'Antico Testamento. Da notare che molti gruppi zingari usano ancora oggi i termini rom per l'uomo e romni per la donna.