Mahalla, la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalè

[Intervento di Anna Guarneri]

sivola Mahalla è il blog che Fabrizio Casavola ha ideato e cura all'interno del sito www.sivola.net.
Mahalla è "la comunità virtuale dei Rom, dei Sinti e dei Kalè da tutto il mondo": Fabrizio Casavola nella realtà opera nel campo del marketing e della vendita diretta, consulente di grafica e pubblicità e di sviluppo di siti web interattivi.

Nel cyberspazio racconta così di sé:

"Sono Nomade per scelta e tengo un blog per necessità. Rom ne frequento da una quindicina d'anni, ne scrivo su Internet da 5, finchè ho scoperto che se scrivevo sopra un blog ottenevo visite (e commenti) 10 volte più del normale, facendo metà fatica a pubblicare il tutto. Cosa avreste fatto al mio posto??".

Mahalla è il nome degli "storici quartieri delle diverse nazionalità che componevano il vasto impero ottomano: lì han sempre vissuto i Rom, escluso la Romania, dove erano schiavi del clero ortodosso. Rom, stanziali da secoli."
Prosegue Casavola:

"Mentre le Mahalla dei Balcani si sono svuotate per le bombe NATO prima, e poi per la "pulizia etnica", io ne formo una virtuale (solo quello è possibile!) e internazionale. Perché il mio campo sosta virtuale tra i blog, nel frattempo, non ha trovato ancora nessuno che volesse sgomberarlo. Così, è arrivato anche per lui il momento di evolversi, di diventare da "campo sosta virtuale" a villaggio. Contaminandosi con le pagine html di un sito, per sopravvivere, visto che le comunità su base etnica non hanno resistito. Ma portando dentro di sé l'anima della Mahalla. Quella che si basa sulla contaminazione, sul miscuglio dei generi e delle razze, che ha fatto ballare Milano la sera del 19 marzo."

Ho scelto di inserire integralmente la presentazione che Casavola fa del suo blog in quanto ritenevo che, utilizzando parole mie per la descrizione, non sarei riuscita a comunicare la passione ed il senso di ironia che traspaiono da quelle dell'autore.
Mahalla, quindi, nel pianeta dei blog è il "campo sosta virtuale" (ora villaggio) per i Nomadi conosciuti come Zingari, Rom, Gitani ecc.: l'analogia con il "popolo nomade" che viaggia quotidianamente nel cyberspazio è davvero forte e mi conduce ad una prima riflessione in merito all'abbattimento di molte barriere (culturali, linguistiche, etniche e religiose) che Internet ha consentito, dando visibilità a realtà sconosciute o addirittura negate nel mondo terreno, avvicinando ciascuno di noi alle esistenze degli altri e inviandoci, così, un messaggio di uguale appartenenza alla società umana globale terrestre. Ma poiché non siamo troppo ingenui e possediamo un sano senso critico, siamo anche consapevoli del rischio che tale visione resti solamente un'illusione, e che nel mondo virtuale, come già in quello reale, l'uguaglianza delle persone resti un sogno da perseguire speriamo per non troppe generazioni ancora.
mahalla In Mahalla Fabrizio Casavola presenta molto bene e con estrema semplicità il mondo dei Nomadi: "L'immagine dello "Zingaro" viene naturalmente collegata, tralasciando gli "stereotipi" dell'asociale e del criminale (se ne parla in un altro momento, va bene?) alle roulottes e ai carri.
Da una parte la sua presenza ci fa sentire in pericolo, dall'altra gli stanziali sono sottilmente affascinati da uno stile di vita che collegano naturalmente alla libertà dalle regole, alla musica, al ballo... Come parlare dei menestrelli medievali, con la differenza che i cavalieri antichi sono estinti, mentre loro vivono in mezzo a noi.
L'equivoco è dare il nomadismo come una cosa scontata, senza ragionare che per la maggior parte delle volte, non è una scelta, ma una necessità. Necessità che in passato era giustificata dal svolgere lavori itineranti o stagionali, e nell'ultimo secolo si è trasformata in obbligo: sfuggire alle persecuzioni e alle politiche degli sgomberi.
Sono nomadi, per tradizione, come lo sono stati tutti i popoli nella loro fase embrionale. Sono nomadi, come mentalità, perché la loro risorsa è di adattarsi e ritagliarsi una nicchia nella società."
Visitando la Mahalla virtuale scopriamo il lato dell'esistenza di queste persone che normalmente viene nascosto alla nostra conoscenza e coscienza, molto spesso taciuto perché fondamentalmente scomodo a chi fa dell'informazione un mezzo di propaganda politica e sceglie il silenzio su programmi non realizzati o, peggio ancora, sulle modalità incivili e disumane delle "squadre di protezione" in azione nelle nostre città.
(Vedi: Milano, nuovo atto di persecuzione contro i Rom )

Mahalla villaggio di sosta tra i blog ci trasporta all'interno dell'esistenza che Rom, Sinti e Kalè conducono nelle città del nostro Paese, presentandone aspetti difficili (se non addirittura ai limiti dell'umana concezione) ma offrendoci anche la conoscenza e la visione di un mondo ricco di calorosa umanità, come nei due video che seguono sui "menestrelli medioevali" che si sono conservati fino ai giorni nostri:

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E nella Sezione Appuntamenti di Mahalla viene segnalata un'iniziativa da parte di un gruppo di donne rom di un campo di insediamento legale nei pressi di Milano, di seguito riportata.

Milano, i Rom alla fiera "Fa' la cosa giusta"

cosagiusta Sull'ultima borsa che sta cucendo, Jeliza ci ha disegnato il ritratto di sua figlia Sabrina. Coi capelli neri e lunghi e il volto a tre quarti, sorride su uno sfondo di iuta arancione. "Però credo che questa non la venderò- dice - la voglio tenere per me, è davvero bella".
Accanto, su quel tavolo di legno messo in mezzo alle roulotte, tra due macchine da cucire bianche e pezzi di stoffa e forbici e fili, ce ne sono almeno altre dieci pronte. Oggi si trovano tutte nello stand dell'Opera Nomadi che avrà il suo piccolo spazio espositivo durante la fiera Fa' la Cosa Giusta in corso a Milano fino a domenica 13 aprile.
Colorate, dipinte a mano, cucite con pazienza. Borse di juta, insieme a collanine e braccialetti, confezionate dalle donne rom di un campo nomadi comunale in provincia di Milano.
Un modo per raccontare la loro storia di vita e dare di sé una versione diversa da quella che gira sui rom: "Sappiamo fare tante cose - spiega Jeliza - ma soprattutto abbiamo voglia di dimostrare che vogliamo integrarci, e non restare ai margini".
Il progetto di un laboratorio artistico di sartoria è nato un anno fa. Le prime a realizzarlo sono state una decina di donne che vivono nell'insediamento legale di Rho: "Abbiamo creato una micro sartoria artigianale all'interno del villaggio - spiega Maurizio Pagani dell'Opera Nomadi - a gestirlo sono proprio le donne del campo che si ritrovano per cucire, ricamare, inventare e creare prodotti sartoriali e accessori, mischiando tradizione e creatività. E pare che le borse che producono incontrino il gusto della gente". Qualche mese fa, durante una festa di paese di Rho, Jeliza e le sue compagne hanno tirato su un banchetto espositivo in cui mostravano le loro borse. Un arcobaleno di sacchetti buoni per farci la spesa, per infilarci i libri, buoni pure per i più sensibili al richiamo ecologico: basta plastica, sì alla fibra tessile. [vedi il Post integrale]

Sono davvero tante le strade che Mahalla blog ci consente di percorrere nell'universo di queste persone da sempre tenute ai margini della società e, nel raccontare la storia di come sia sorto questo "villaggio di sosta virtuale", Fabrizio Casavola conclude con un'immagine in divenire:

"Intanto, stiamo lavorando perché questa storia rimanga anche un progetto: organizzare un corso di computer e giornalismo nei campi sosta, per creare non solo una redazione, ma ragazzi che siano in grado di lavorare da soli, come webmaster piuttosto che giornalisti, una volta terminato il corso. Di nuovo è aperta la caccia a chi crede in noi."

Sono certa che piccoli pensieri e azioni che hanno portato a grandi evoluzioni dell'umanità, siano appartenute prima a qualcuno in un suo sogno ad occhi aperti!