Gli Elfi della sambuca pistoiese

[Intervento di Federica Chiari]

elfi Gli Elfi sono una comunità di persone che da diversi anni hanno deciso di vivere in stretto contatto con la natura, senza alcuno strumento meccanico e senza comfort nelle loro case (riscaldamento, elettrodomestici, tv...), rifacendosi alle abitudini di quella che era la vita contadina pre-industriale. La comunità civile contemporanea ha dimenticato le proprie origini, vivendo nella confusione caotica delle città, diventando ormai la società dello spreco, non avendo più rispetto per le altre forme di vita. Un elfo è colui che si accontenta di quello che la Natura gli offre e vive gioiosamente, semplicemente con quello. Sta attento a non inquinare, a non depauperare l'ambiente circostante. Considera fratelli gli altri abitanti non umani della terra e agisce con rispetto verso ogni forma di vita. Sa intimamente che tutto è in relazione, un filo invisibile unisce tutte le cose del creato come un'immensa ragnatela.

Nell'Appennino Tosco-Emiliano, nel comune di Sambuca Pistoiese, da una ventina di anni vi si è insediata una comunità degli Elfi, che ha scelto di vivere in modo completamente diverso rispetto alla cultura dominante della società contemporanea. Detta comunità, che rappresenta una parte consistente della popolazione di Sambuca, ha deciso di vivere in isolamento, tra i boschi presenti in questa zona. La comunità è nata dall'occupazione di terre e ruderi abbandonati da decenni: si tratta di un vasto agglomerato composto da quattro piccoli villaggi e da altre quattordici case coloniche raggiungibili solo a piedi. Basandosi sui principi sopra riportati, le abitazioni non sono allacciate alla rete elettrica ne telefonica, il riscaldamento e la cucina si alimentano a legna ed in tutto il villaggio non esiste un televisore.

Storia

Il tutto ha avuto origine dalla decisione di alcuni ragazzi che nel 1980 hanno deciso di sperimentare un vivere diverso dal solito, in montagna, o in campagna, in mezzo alla natura. elfi Essendo soprattutto figli di operai, di gente senza grosse possibilità economiche, non disponevano di capitali per acquistare una casa, hanno deciso quindi di occupare alcune cascine vuote che sono diventate poi il primo grosso centro della comunità, chiamato Gran Burrone come nel famoso libro di JRR Tolkien il Signore degli Anelli. Con il passare del tempo la popolazione degli elfi è aumentata, con esponenti provenienti da tutta Italia ed anche dall'estero, nel giro di poco tempo sono state occupate altre case, come Casa Sarti e Casa Balli. Ora Gran Burrone è considerato il luogo rappresentativo di questo stile di vita. Qui arrivano i giovani, mentre gli "anziani" risiedono a casa Sarti. Si considera mediamente un riciclo dei partecipanti della comunità ogni 4/5 anni. Casa Balli è invece stata locata alla comunità con regolare affitto, con scadenza dieci anni. Oltre ai fondatori, la comunità è composta dai tanti che si sono aggiunti nel tempo, si riscontrano addirittura intere famiglie sia dall' Italia che dall'estero. Molti di essi sono anche "abitanti delle nostre strade". Qui hanno l'occasione di trovarsi e partecipare alla costruzione di un rifugio. Essi sono conosciuti anche dai gruppi di volontariato delle grandi città del Nord, che ogni tanto ci mandano qualche persona senza fissa dimora speranzosa di cambiar vita. Qui trovano un tetto e, se vogliono, un lavoro. Tutti fanno qualcosa di utile per sé e per gli altri.

Organizzazione

La comunità degli Elfi è soggetta a momenti di massima aggregazione, come ad esempio in estate, ma essendo diventata stanziale un buon gruppo abita qui tutto l'anno. La vita comunitaria e la vita individuale, con spazi soggettivi, convivono armoniosamente. Non vi sono obblighi partecipativi: ognuno è libero di coinvolgersi nelle attività sociali secondo la propria disponibilità e attitudini. Ognuno contribuisce alla propria maniera e in osmosi con il gruppo alla vita del villaggio perché i valori importanti sono la conoscenza e la reciproca fiducia. Anche nella Comunità degli Elfi tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile. Vivono raccogliendo frutti ed erbe spontanee, coltivando ortaggi, cereali, castagne, olive e allevando alcuni capi di bestiame, il tutto esclusivamente per la loro sussistenza. I prodotti della terra e i raccolti vengono infatti ripartiti fra tutti i villaggi in base alle necessità. Il lavoro è manuale e di gruppo, gli attrezzi sono recuperati o fatti a mano. Per i lavori pesanti nei campi utilizzano i cavalli. L'acqua è attinta alla sorgente, poco lontana dall'abitato, e si conserva in bidoni di plastica. Sussiste comunque la possibilità di acqua corrente nelle case, così quando si presenta la necessità si devia l'acqua della fontana. Per motivi di forza maggiore la farina e lo zucchero sono acquistati in paese che, insieme alle sementi, sono gli unici generi che vengono acquistati mediante denaro. C'è una cassa comune per soddisfare i bisogni complessivi di tutti i villaggi e per acquistare alimenti e beni non prodotti direttamente, una cassa collettiva per le spese spicciole di ogni villaggio ed infine una cassa individuale per soddisfare le esigenze dei singoli. Ognuno dà in base alla propria possibilità e coscienza, questo sistema funziona perché il principio ispiratore è la condivisione. L'acquisizione di denaro è effettuata mediante vendita di alcuni prodotti agricoli, prestazioni di lavoro occasionali e donazioni da terzi. Quest'ultimo elemento è stato accettato dalla comunità solo di recente. La giornata di un elfo è apparentemente disorganizzata. Non c'è nessun dovere, ma di lavoro ce n'è per chiunque: orti da lavorare, stalle da pulire, erba da falciare, legna da spaccare. Spesso di giorno la vita della comunità si concentra tutta in una casa. Ai piani superiori di solito ci sono stanzette per dormire, usate se arriva molta gente. In cantina invece ci tengono le provviste per l'inverno, soprattutto formaggio. elfi La popolazione del Comune di Sambuca, residente prevalentemente nel paese capoluogo, è una popolazione fondamentalmente anziana in netta contrapposizione generazionale alla comunità degli elfi prevalentemente under 40. La comunità provvede a garantire l'istruzione dei più giovani mediante una scuola autogestita avvalendosi anche della collaborazione di insegnanti ausiliari esterni alla comunità. La scuola è supportata, anche se in maniera diversa, da tutti i villaggi. è stato avviato anche un progetto di bioedilizia per la ricostruzione di una struttura destinata ad ospitare la futura scuola (la destinazione ufficiale è un centro culturale polivalente) che verrà riconosciuta come scuola sussidiaria dal Comune di Sambuca e dalla Direzione Didattica di competenza. è partita quindi una collaborazione con i predetti organismi per una scuola a metà: metà tempo in autogestione e metà nella scuola pubblica. Una scelta effettuata per mantenere aperta la scuola del paese e per favorire lo scambio e la socializzazione dei bambini che abitano nella comunità con i coetanei esterni ad essa. Elemento distintivo di un Elfo è principalmente l'isolamento assoluto dalle città. La comunità agisce in controtendenza a questa caratteristica esclusivamente per recuperare alcuni beni di prima necessità non realizzabili internamente, per l'istruzione primaria e occasionalmente una volta l'anno per festeggiare loro stessi nell'occasione che il comune di Pistoia gli riserva in modo ufficiale. La comunità riceve periodiche visite degli ufficiali del Corpo Forestale che, in un certo modo, li rispettano e li proteggono. Se siete giornalisti non provate neanche ad avvicinarvi. Se invece non portate con voi macchine fotografiche e la vostra curiosità non è eccessiva, nessuno vi ostacolerà. Gli Elfi dei boschi appenninici non sono spinti a vivere nella natura da motivazioni che possiamo ricondurre a filosofie o religioni conosciute. Chiunque può domandare a se stesso perché sceglierebbe di vivere come loro.

Origini

Il nome "Elfi" deriva in parte da una concezione romantica, avendo tratto ampiamente ispirazione dal libro "Il signore degli anelli" nell'assegnazione dei nomi dei loro villaggi. Gran Burrone nel libro è l'ultima casa ospitale prima delle "terre selvagge". E gli elfi si considerano l'ultima casa ospitale rispetto a quella che, in questa società, secondo loro è la terra selvaggia, dove tutti sono contro tutti. elfi Da lì gli abitanti del luogo ma soprattutto le altre persone hanno incominciato a chiamarli elfi. Questo ha creato anche una sorta di aura mitica: spesso la gente viene a visitarli pensando davvero di trovare degli elfi, con le orecchie a punta e i poteri magici. Ufficialmente l'associazione è nata nel '86, anche se all'inizio la comunità era restia a questo tipo di cose, in quanto volevano evitare qualunque forma di politicizzazione e di burocratizzazione. In passato l'aggregazione di nuovi membri stranieri era particolarmente difficoltosa a causa dei permessi di soggiorno. Infatti ogni sei mesi circa dovevano lasciare l'Italia perché non detenevano elementi oggettivi per dimostrare l'esercizio di alcuna attività lavorativa. Per sviare questo problema si sono uniti in associazioni . E' l'associazione che ufficialmente fornisce loro il lavoro, e si faceva carico anche delle abitazioni e di tutto necessario per avere il permesso di soggiorno. Attualmente il problema è stato in parte risolto grazie all'abolizione delle frontiere tra i paesi aderenti al trattato di Schengen. Ma l'associazione è stata utile in molte altre cose. In alcuni casi, è stata un punto di riferimento per aiutare delle persone in difficoltà. Gli elfi sono nati fin dall'inizio come associazione senza alcun fine di lucro, ma in seguito hanno dovuto cambiare alcune parti del loro statuto per questioni burocratiche, come segnalare il presidente, il vicepresidente, i consiglieri ecc.

Princìpi

I principi dell'associazione sono: la tutela del territorio e della natura, e quindi anche una sensibilizzazione al rispetto della natura e alla coscienza ecologica. Per questo cercano di diffondere una sensibilità sul rapporto con la natura, non tanto sul piano filosofico, quanto su quello strettamente ecologico. Da questo punto di vista, non si riconoscono politicamente con nessun partito, in quanto la natura non è ne di destra ne di sinistra. L'esperienza degli Elfi si propone come modello di società postindustriale, post capitalista, sostenibile,compatibile con l'ambiente e gratificante per l'uomo stesso. La loro proposta si fonda sulla libertà sull'uguaglianza sull'equità, sulla solidarietà,sulla cooperazione e sull'evoluzione spirituale dell'essere umano come valori fondamentali per una nuova rinascita in tutti i campi della vita sociale. L'uomo non è il padrone assoluto del pianeta ma ne è ospite gradito od inopportuno, essi considerano l'umanità come dei parassiti, e pensano che la terra se non rispettata prima o poi... utilizzerà l'antiparassitario. Gli elfi sono una sorta di resistenza culturale, umana e naturalistica che incarna, il bisogno della terra e del genere umano di riconciliarsi. è una società dove gli anziani trovano una loro naturale collocazione nel tramandare i saperi e rendendosi utili come possono, e i bambini non vengono educati fin dall'infanzia per le esigenze di una società competitiva e produttivistica, ma vengono rispettate le loro naturali inclinazioni ed i loro tempi di apprendimento, dando pari importanza allo sviluppo intellettuale e pratico. Nella creazione di un'altra economia si privilegia altresì il baratto, lo scambio o il dono, che non seguono leggi di mercato bensì il valore d'uso, quando l'affettività la relazione amicale non superano anche il rapporto dare-avere.

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Comunità partecipate