Un'esperienza da educatrice di asilo nido

[Intervento di Tania Migliori]

Quando mi è stato chiesto di parlare di una comunità qualsiasi, ho pensato che non facevo parte di nessuna comunità, ma poi ho iniziato a pensare al mio lavoro, sono educatore di asilo nido, e ho pensato di parlare proprio della comunità infantile, di quanto può essere affascinate osservare e partecipare alla vita di un gruppo di bambini in un asilo. Le prime esperienze che si fanno nell'infanzia sono quelle che vengono assimilate in modo tale che ci segnano per tutta la vita, che ci permettono di metterci in relazione con noi stessi e con il mondo esterno. Faccio questo lavoro da più di un anno e ho scoperto di come ci possa già essere una comunicazione perfetta tra un gruppo di bambini che ha stento camminano, che ancora non sanno parlare, ma che utilizzano un linguaggio non verbale, fatto di sguardi e gesta, pianti e sorrisi. La prima relazione che sia quando si nasce è quella con la famiglia, in un nucleo sociale ristretto, dove si instaurano rapporti più stretti, più intimi, dove si apprendo le prime regole per poter poi successivamente inserirsi piano piano, in una rete di relazioni infinite. Quando un bambino entra a far parte della scuola dell'infanzia è caratterizzato da attesa ed incertezza.

Luca e Shihab

Come ho già detto lavoro in asilo nido nella sezione lattanti, con 15 bambini. Quando hanno iniziato a frequentare l'asilo avevano tutti meno di un anno. Li sto seguendo e osservando da nove mesi, e devo dire che e molto bello poterli osservare, perché i bambini sono disinvolti e si fanno guardare. Quando abbiamo iniziato l'inserimento, per fare in modo di seguirli e farli abituare all'ambiente e a noi educatrici, i bimbi, venivano accompagnati dai loro famigliari qualche ora al giorno, un gruppetto alla volta.
Il periodo di inserimento varia da bambino a bambino, solitamente più lungo delle femmine che nei maschietti, che sono più disinvolti e spavaldi (almeno inizialmente).

Il bambino all'inizio osserva, lentamente tenta di interagire con gli educatori e da più grandicelli con i coetanei. Con il gioco inizia la vera interazione, fatta di gesti sguardi, imitazioni, acquisendo sempre più sicurezza unendosi al gruppo. Tra i bimbi che seguo c'è ne sono già alcuni che mostrano di avere un carattere forte e sicuro, altri che tentano la leadership, ma in modo non corretto e vengono respinti dal gruppo.

Luca è un bambino di un anno e 5 mesi, è un po' il rompiscatole della situazione, quando vuole sa essere simpatico e dolce ma nello stesso tempo disturba sempre gli altri bambini intenti a fare i loro giochi e ha esplorare. Già da cosi piccoli sono in grado di interagire con tattiche e strategie continue, e Luca però ancora non ha capito che le tattiche che adotta lo fanno rifiutare dagli altri bimbi, ogni volta che vede un educatore che gioca con un altro bimbo lui abbandona quello che fa per andare a disturbare i coetanei danno spintoni, lui tenta di stare al centro dell'attenzione ma in maniera un po' troppo spavalda e arrogante.
Luca è anche uno dei bimbi più grandi del gruppo, è uno dei primi che ha cominciato a camminare, quindi ad acquisire maggiore autonomia rispetto agli altri che ancora gattonavano, quindi per lui è stato facile perché riusciva ad ottenere più facilmente i gioco dalle mani degli altri bimbi, per poi abbandonarlo dopo poco tempo.
Ormai i bimbi camminano tutti e ora per Luca è diventato più difficile tenere la situazione sotto controllo, prima gli bastava portare via o strappare dalle mani la sua preda, ora per lui è più difficile, e ha adottato la tecnica delle spinte, ma i compagni si ribellano, e c'è' chi riprende con la forza ciò che gli apparteneva, e spesso sono gli altri maschietti, mentre le bimbe tendono a stargli lontano addirittura, Rebecca, una bimba che sta iniziando ad interagire con i compagni attraverso il gioco, sia da sola che nei giochi che vengono proposti dalle educatrici, evita di stare vicino a Luca e se lui le si avvicina lei scappa piangendo. Più crescono più diventa difficile per Luca continuare a fare il suo comodo.

Educare un bambino al controllo delle proprie emozioni non è facile, si tratta di aiutarlo a stabilire un rapporto equilibrato con i propri stati d'animo a dominare le proprie emozioni, a orientarlo nella ricerca e nel consolidamento di sentimenti positivi nei confronti di se e degli altri. Più passano il tempo insieme più imparano a conoscersi e a capire come si deve stare in gruppo..

Shihab, un bimbo di origine Indiana, ha avuto un inserimento più tormentato. Per più di due me si passava gran parte della giornata a piangere, senza farsi consolare da nessuno. Poi un giorno tra un suo pianto e latro ha iniziato ha sorridere mentre tirava la pallina verso Lisa, una altra bimba .Da quel momento Shihab ha capito una strategia che glia ha permesso di entrare a far parte del piccolo gruppo che pian piano si sta ingrandendo. , acquistano competenze, e in questo caso, di solito sono più abili le femminucce del applicare strategie e farsi accettare con più facilità dei maschietti che tendono di essere più aggressivi nei modi. Luca ad esempio, continua portare via i giochi dalle mani ai coetanei, spesso con spinte, e ora ovviamente il gruppo non lo lascia avvicinare.

Poter lavorare o comunque interagire con un gruppo di piccolissimi, non è facile, bisogna saper capire le loro esigenze, le loro emozioni, aiutarli a tirare fuori ciò' che è dentro di loro e considerali come individui attivi e pensanti.

Comunità partecipate